Frontale di un cassone proveniente dalla collezione Mozzi-Bardini

MISURE

L: cm166,00 H: cm41,5 Spessore: cm 2,50

DURATA LAVORI

21 Luglio 2021 – 3 Marzo 2022

LOCALITÀ

Deposito del Museo e Galleria Mozzi Bardini – Firenze

PROPRIETÀ

Stato italiano
I restauri del CER: Frontale di un cassone proveniente dalla collezione Mozzi-Bardini
  • Frontale di cassone intagliato con al centro lo stemma della famiglia Bolognini retto da due grifoni e girali fitomorfi e zoomorfi – sec XVI

  • L’opera è un asse unica in noce intagliata ritraente al centro lo stemma della famiglia Bolognini sorretto da due grifoni e girali fitomorfi e zoomorfi – sec XVI.
    Il manufatto in questione è parte della collezione del Museo e Galleria Mozzi Bardini, la sua collocazione provvisoria era nei magazzini del suddetto museo.
    L’opera come la troviamo oggi è un’asse intagliata che veniva utilizzata come decorazione da parati (deducibile facilmente dagli occhielli posti nello spessore superiore della tavola), precedentemente si può dedurre che fosse un fronte di un cassone o di una cassapanca (in quanto presenta il foro di entrata di una chiave).

  • Legno di noce intagliato

  • Tecnico del restauro Marta Bonini, sotto la supervisione del docente restauratore Simone Beneforti.

  • Intaglio del legno

  • Ad una prima analisi visiva si può notare una rottura centrale dell’asse di noce dovuta alla normale movimentazione del legno, si può osservare delle parti fortemente degradate per un forte attacco degli insetti xilofagi.
    Osservando l’opera vediamo anche un pesante strato di pulviscolo atmosferico, dovuto principalmente al suo collocamento nei magazzini. Si osserva in oltre una discromia cromatica in alcune porzioni dell’opera, presumibilmente dovuti ad un distacco della patina.

  • Dopo un’accurata osservazione preliminare che ha permesso di individuare le operazioni principali, si è provveduto a rimuovere la stratificazione di fango depositato sul retro del fronte tramite una spugna inumidita con acqua e ad asciugarlo per non sottoporre l’opera ad un eccesso di umido.
    Si è ripetuto questo procedimento per circa tre volte, fino a che il risultato non è stato soddisfacente.
    Per la pulitura della parte frontale è stato inizialmente rimosso con l’utilizzo di un bisturi alcune delle parti cerose stratificate che si erano depositate tra le decorazioni, così da permettere una migliore leggibilità dell’opera.
    Per la pulitura si è agito inizialmente con un pennello pulito a setole morbide per rimuovere il pulviscolo atmosferico superficiale (polvere) specialmente attorno gli intagli e successivamente rimuovendo i residui più importanti tramite l’utilizzo di Saliva Sintetica, attorno alle decorazioni con un pennellino fine a setole morbide tramite azione meccanica ed asciugando l’eccesso di prodotto con un batuffolo di cotone, sulla parte liscia è stato utilizzato il prodotto direttamente con del cotone.
    La Saliva Sintetica CTS (SSC) è una soluzione acquosa di una proteina, la mucina, e dei chelanti sodio e triammonio citrato, che riproduce le caratteristiche detergenti ed emulsionanti della saliva naturale.
    Dopo questa azione è stato appurato che in passato furono utilizzati dei pigmenti neri su alcune zone del manufatto, probabilmente per rendere un’armonia cromatica in alcune zone che si erano scolorite.

    Successivamente si è provveduto ad interrompere l’attacco da insetti xilofagi con l’applicazione di antitarlo Per-Xil 10 a pennello su tutto il manufatto e tramite siringa nella maggior parte dei fori causati dall’attacco di tarli, concentrandosi in particolar modo sulla parte inferiore che era quella più rovinata.
    Il prodotto Per-Xil 10 è un antitarlo pronto all’uso, di bassissima tossicità, a base di permetrina e piperonilbutossido, è inodore, incolore ed è adatto per oggetti posizionati sia all’interno che all’esterno. La sua particolare formulazione permette un’ottima penetrazione nel legno da trattare.

    Successivamente si è provveduto a rimuovere i chiodi che si trovavano sul piano con l’uso di tenaglie.

    Per rendere all’opera la sua funzionalità, si è provveduto ad incollare la spaccatura. In primo luogo è stato rimosso, dove era possibile, i residui di polvere che nel tempo si erano insidiati nelle fessure dello spacco. Prima di procedere, sono state effettuate alcune prove, posizionando semplicemente l’opera tra alcuni morsetti e verificando quale sarebbe stata la quantità e la posizione migliore di questi per permettere all’opera di rimanere più in piano possibile durante la fase di asciugatura della colla. Al termine di questa operazione è stato convenuto che i morsetti da utilizzare sarebbero stati almeno quindici, posizionati in maniera omogenea su tutta l’opera e che almeno sul lato destro, centrale e sinistro facessero presa su un regolo di legno posizionato verticalmente sulla base dell’opera (retro), in modo da creare un appoggio in piano per le due parti da incollare. Così facendo l’opera avrebbe riacquisito una forma abbastanza piana ma senza impedire il naturale movimento del legno durante l’asciugatura della colla. Per l’incollaggio è stata utilizzata della colla a caldo animale, principalmente composta da pelli di coniglio e dall’aspetto granuloso, ideale nel restauro per le sue qualità elastiche e reversibili. Questa è stata fatta rigonfiare in acqua fredda rispettando il rapporto di circa 1/7, per 24 ore.
    Successivamente è stata scaldata a bagnomaria in un calderotto apposito di rame. Si è dunque applicato una modica quantità di colla lungo la superficie dello spacco e stretto i morsetti seguendo lo schema prestabilito, rimuovendo gli eccessi di colla utilizzando una spugna inumidita con acqua tiepida.

    Atteso il tempo di asciugatura minimo di circa 24 ore, si è ritenuto necessario un consolidamento generale della materia.
    Per consolidare l’opera è stato applicato il prodotto Rexil tramite l’utilizzo di un pennello a setole morbide per tutta la superficie dell’opera e tramite siringa nei fori di sfarfallamento per permettere al prodotto di penetrare più in profondità e di consolidare al meglio la materia degradata all’interno. Il Rexil è un consolidante a base di resina alifatica Regalrez 1126 in white spirit, ideale per un consolidamento in profondità del legno. Alle proprietà di alta stabilità e conseguente reversibilità, unisce anche una bassa viscosità che lo rende ideale per raggiungere livelli di penetrazione non ottenibili con le altre resine. Ha anche effetto protettivo nei confronti degli attacchi microbiologici.

    Durante una successiva osservazione del risultato ottenuto fino a questo momento, si è convenuto che sarebbe stato opportuno applicare il prodotto Araldite SV427 / HV427 in alcuni punti selezionati, soprattutto nella parte decorativa, che presentava profonde lacune ed inoltre reintegrare due parti mancanti, una sul lato sinistro liscio del fronte e l’altra sull’intaglio adiacente a questo.in seguito si è proceduto con l’applicazione dell’Araldite con una piccola spatola. L’Araldite è una resina epossidica tixotropica con ottima stabilità e resistenza meccanica per lavorazioni su legno. Per l’utilizzo occorre aggiungere ad essa la stessa quantità di indurente HV 427.

    Successivamente si è effettua la reintegrazione di una lacuna importante sulla parte sinistra del manufatto, reintegrandola con un tassello in legno di noce che si avvicinasse il più possibile alle venature presenti sull’opera, adattando la parte reintegrata con quella mancante in modo da creare un incasso. L’incollaggio è avvenuto tramite colla a caldo animale ed è stato fissato con un morsetto facente presa sul reintegro in alto e su un regolo lungo l’altezza del manufatto e fissato con altri due morsetti, in basso, così da mantenere la parte reintegrata in piano durante l’asciugatura della colla.
    Per la reintegrazione della parte intagliata adiacente alla precedente, è stato utilizzato un tassello in legno di noce con venature adatte, ma a differenza del precedente reintegro, questo è avvenuto con l’utilizzo di Araldite SV427 / HV427 poiché la lacuna era particolarmente profonda e non era possibile ricreare una superficie d’appoggio regolare.
    La prima fase per la lavorazione del pezzo consiste nella recisione dello stesso utilizzando una sega, al fine di rimuovere la materia in eccesso e creare una superficie dello spessore laterale che sia adiacente a quella del manufatto.
    Successivamente si effettua una prima smussatura tramite scalpello per rimuovere le parti irregolari e rialzate della superficie, il quale poi è stato spianato utilizzando un pialletto, così da renderlo più liscio possibile.
    La parte laterale dello stesso pezzo è stata lavorata per mezzo di una lima per legno.
    Per conferire al reintegro una superficie più simile al resto del piano, è stato leggermente scartato con carta abrasiva P150, P180 e P230, creando una superficie più liscia.
    La reintegrazione dell’intaglio è invece stata lavorata direttamente con l’utilizzo di sgorbie. Successivamente le parti reintegrate sono state bagnate leggermente con acqua, asciugate e scartate con carta abrasiva fine P320. Si è ripetuto questo procedimento 3 volte su entrambi i reintegri, questo ha permesso la rimozione del pelo del legno, rendendolo più liscio e lavorabile.

    A questo punto è stato ritenuto necessario ristabilire un ordine cromatico per uniformare l’opera. Si è provveduto quindi a creare un prodotto a base di Mordente noce e pigmenti che potesse coprire le zone sbiancate.
    Il mordente è estratto dalla torba proveniente dalle zone di Colonia, è costituito da piccoli grani cristallini in grado di fissare il colore sulle fibre del legno ed è quindi un colorante di origine naturale a base acquosa.
    La diluizione è di circa 100g di mordente per 1000ml d’acqua calda, e successivamente si può modificare il colore aggiungendo dell’acqua per diluirlo maggiormente o con i pigmenti per variare il colore.
    Per aggiustare la cromia, è stato utilizzato il pigmento nero avorio e marrone terra d’ombra bruciata.
    La stesura del colore è avvenuta con l’ausilio di un pennello molto fine per le parti piane, applicando direttamente il prodotto sulle lacune da colorire.
    Per tinteggiare le reintegrazioni si è invece stesa una mano di Gommalacca diluita e dopo l’asciugatura, si è proceduto alla coloritura delle parti. La Gomma Lacca è l’unica resina di origine animale e non vegetale; viene prodotta da insetti del gruppo dei “Coccidi” comuni in India e in Indonesia. Si presenta sotto forma di scaglie o lamelle irregolari con colorazioni che vanno dal giallognolo all’ambrato, dall’aranciato sino al bruno. La Gomma Lacca contiene cera (5% ca.), è insolubile in acqua e solubile in alcool. Il film che forma è elastico, brillante e adesivo. Viene usata come vernice finale per mobili e oggetti in legno e come protettivo per la foglia d’oro.
    La stesura di uno strato di gommalacca prima della coloritura, è necessaria per ‘isolare i livelli’ di lavoro e per ottenere il risultato più simile alle parti circostanti.
    Dopo aver ristabilito un ordine cromatico dell’opera, della gommalacca è stata applicata anche su tutta la superficie. In questo caso la funzione è quella di fissare il colore, di conseguenza il prodotto è stato diluito maggiormente con alcool, così da non far depositare troppa resina sulla superficie.
    In fine è stato effettuato una stesura protettiva di cera microcristallina applicata a pennello e successivamente è stato rimosso l’eccesso con un panno di lana.

  • • Acqua
    • Araldite SV427/HV427
    • Saliva sintetica
    • Per-Xil 10
    • Rexil
    • Colla forte perla di zurigo
    • Mordente
    • Pigmento Nero Avorio
    • Pigmento Marrone Terra d’ombra bruciata
    • Gommalacca
    • Alcool denaturato
    • White Spirit
    • Citrato di sodio
    • Ecosurf Eh 9
    • Cera microcristallina

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